Amanda e l’incomprensibile giustizia
Amanda Knox ha comprensibilmente detto “non tornerò mai più in Italia”. Raffaele Sollecito (un po’ meno comprensibilmente), si è fatto sequestrare il passaporto dalle parti del confine. E’ mancanza di rispetto per le sentenze dire che a tutti e due non mancano i motivi per voler stare lontani dalla giustizia italiana? Il secondo verdetto d’Appello di Firenze, che ha ribaltato in condanna (28 e 25 anni) la precedente assoluzione in Appello bocciata dalla Cassazione per il delitto di Meredith Kercher, può lasciare il pubblico dubbioso come davanti al plastico di Vespa.
15 AGO 20

Amanda Knox ha comprensibilmente detto “non tornerò mai più in Italia”. Raffaele Sollecito (un po’ meno comprensibilmente), si è fatto sequestrare il passaporto dalle parti del confine. E’ mancanza di rispetto per le sentenze dire che a tutti e due non mancano i motivi per voler stare lontani dalla giustizia italiana? Il secondo verdetto d’Appello di Firenze, che ha ribaltato in condanna (28 e 25 anni) la precedente assoluzione in Appello bocciata dalla Cassazione per il delitto di Meredith Kercher, può lasciare il pubblico dubbioso come davanti al plastico di Vespa. Ma in un processo che ha coinvolto tre culture giuridiche diverse, con quelle statunitense e britannica spettatrici interessate e perplesse dei malfunzionamenti investigativi, procedurali e mediatici del nostro paese, c’è di più del dubbio sul verdetto.
Non a caso i commenti sui social media stranieri sono di questo tenore: “Enervating this Knox case. I swing between dislike of her and distrust of the Italian legal system”. Sei anni di indagini confuse, carcerazioni preventive, una sentenza di colpevolezza smontata da un Appello smontato in Cassazione e ora ribaltato in attesa del nuovo verdetto di Cassazione. Tutta questa incertezza, lungaggine, insondabilità dei criteri valutativi offende gli attori (vittime e presunti carnefici) quanto i cittadini che chiedono una giustizia vera. E per gli stranieri è semplicemente pura follia. Come resta incomprensibile l’appellabilità delle assoluzioni di primo grado: in un sistema giuridico razionale sarebbe impossibile, perché contrasta col principio del legittimo dubbio e con quello della doppia procedura per lo stesso reato. Comunque sia andata quella notte a Perugia, ingiustizia è fatta.